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- Indirizzo: Piazza Sylos Sersale, 3

Palazzo Sylos Sersale

Descrizione del palazzo

Indirizzo: Piazza Sylos Sersale, 3

Il palazzo viene edificato in concomitanza con il matrimonio di Leonardo Sylos e Livia Giannone nel 1574. La famiglia Giannone aveva già delle abitazioni nella zona integrate nel palazzo Giannone-Sylos, che mostra ancora nella parte inferiore elementi di origine medievale. Questa zona della città fu interessata tra XII e XIII secolo dalla espansione urbanistica, infatti è presente un frantoio. 

Il corpo delle differenti fabbriche ha una sola cosa in comune: l’ingresso sul lato sinistro del palazzo con un portale rinascimentale a bugne radiali e stemma cinquecentesco sul concio centrale. Lo stemma bipartito evidenzia il matrimonio tra le due famiglie: Sylos a sinistra con croce di Malta in alto e conchiglie del viandante in basso; Giannone con giglio angioino in alto e rosa in basso.

L’edificio viene completamente rimaneggiato nel momento in cui a fine ‘600 si celebrò il matrimonio tra Alfonso Sylos e Isabella Sersale, di origine napoletana. Si sa con certezza che Alfonso Sylos ebbe anche contatti con l’architetto Vito Valentino, per cui non è da escludere che  questi fosse tra i progettisti della ristrutturazione del palazzo stesso. È chiaro comunque l’influsso del barocco napoletano, ormai consolidato anche in Terra di Bari,  come dimostra una serie di palazzi ristrutturati tra la fine del ‘600 e tutto il ‘700.

 L’attuale facciata principale è barocca ed è chiaro già dal portale con le imponenti colonne, caratterizzate da rigonfiamenti, con trabeazione e balaustra riccamente decorati. Il portale è contenuto in una struttura esterna con un bugnato molto schematico e rigido. Le colonne terminano con capitelli in cui elementi classici, quale il mascherone in chiave di volta, si alternano con quelli esotici, dove ritroviamo altri mascheroni e sirene bicaudate (1).

La trabeazione è ricca di elementi plastici tra cui emergono immagini zoo-antropomorfe  suggestive e dal magico effetto, che rispecchiano la forza, la potenza e la ricchezza della famiglia.  Il tutto sostiene una balconata di forte aggetto, con spigoli su cui emergono figure femminili, una vergine e una donna in attesa, simboli di fertilità e buon auspicio per la coppia di sposi. Al centro della finestra emerge lo stemma delle famiglie legate ai Sylos e ai Sersale, stemma inquartato: primo e quarto posto famiglia Sylos; secondo posto stemma Sersale con due leoni affrontati ai lati di un albero; terzo posto ritroviamo lo stemma dei Labini (2). 

Stesso stemma lo ritroviamo nell’androne al di sotto della volta a lunette(3), al di là del quale dolce e riposante si presenta una loggia piuttosto elegante sul cortile sghembo, ove la scala si snoda attraverso i pianerottoli, con scale aperte a più ordini. È possibile ciò in epoche precedenti al barocco dato il clima mite del meridione. Anche la decorazione della balaustra e dei capitelli  è di chiara derivazione classica, e  sui capitelli corinzi si innestano splendide aquile, che simboleggiano lo status sociale della famiglia (4). ”Sola soli Sistit” (solo l’aquila resiste al sole).

 La loggia interna non è in asse con il portale di accesso, perché l’intero impianto si adatta alla preesistente struttura del palazzo, e con i due ordini a tre fornici (arconi) rimanda alla struttura di palazzo Vulpano – Sylos (prettamente rinascimentale) e Giannone – Alitti  (ristrutturato nel ‘700). 

La fastosità del palazzo si risolve nella decorazione ed è una costante dei palazzi bitontini tra ‘500 e ‘700 a causa dei motivi di spazio, che porteranno nell’800 a riversarsi nel Borgo Nuovo.

Note:

 (1) Le sirene bicaudate rievocano il mito della dea Partenope, chiaro riferimento all’origine partenopea della sposa di Alfonso Sylos.

(2) La famiglia Sylos- Labini del ramo Sylos – Sersale promuove la  realizzazione dell’altare in barocco leccese  all’interno della chiesa di San Gaetano.

(3) L’androne rievoca chiaramente l’impostazione dei palazzi nobiliari di epoca rinascimentale quali palazzo Vulpano-Sylos e Sylos-Calò.

(4) In natura le aquile hanno la capacità di osservare il sole senza riportare danni fisici naturalmente ciò può essere chiaro riferimento al fatto che la famiglia occupi un livello sociale in città tale da poter essere paragonata ad un’aquila, che vola alto verso il sole.

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